Verdade!

Mi ero ripromesso dei ritmi più blandi una volta entrato in Portogallo e devo farmi i complimenti. Ho mantenuto la promessa.

In questo momento sono a Porto e prima di cominciare a scrivere sul quaderno ho dovuto guardare sul cellulare per sapere che giorno fosse. Che fantastica sensazione.

La giornata è fredda, sembra d’essere in autunno inoltrato, quasi in inverno.. ed io ho trovato un tavolo vista Gaia dove poter ordinare un brandy corretto caffè in tazza grande.

Ma andiamo con ordine!

Lasciata l’Algarve domenica mattina mi sono diretto verso nord per risalire il Portogallo lungo l’autostrada, quindi rimanendo nell’entroterra.

Come ogni volta, quando la tabella di marcia prevede pochi chilometri da percorrere, inspiegabilmente il tempo per arrivare a destinazione si allunga come se invece di chilometri ne dovessi affrontare 500 o 600.. ma va bene così.

Verdade!

Quando mi trovavo a circa trenta o quaranta chilometri da Lisbona ho visto sulla cartina una località il cui nome ha attirato la mia attenzione. Setubal.

Alle mie orecchie suonava molto più esotico degli effettivi “tremilaerotti” chilometri che la separavano da Milano e siccome dopo tutti quei chilometri volevo rivedere un po’ di oceano, ho pensato di uscire dall’autostrada, attraversarla e proseguire poi per l’ultimo tratto fino alla capitale su una strada minore.

Quando stavo quindi per lasciare Setubal lungo una salita che credevo mi avrebbe portato dritto a Lisbona vedo una specie di magazzino tutto colorato incastonato nella vegetazione. Con la coda dell’occhio mi accorgo che al suo interno ci sono dei tavoli pieni di gente ed allora, in seguito ad un rapido consulto col mio stomaco, decido di fermarmi.


Mi lascio convincere dal cameriere che in effetti ha studiato il portoghese da molto più tempo di me e aspetto la pietanza, qualsiasi essa sia, guardandomi in giro. Di fronte a me una comitiva sta festeggiando il compleanno di una bambina e poco importa se la canzoncina di rito, in portoghese, suoni come l’ultimo saluto al marinaio che parte per il mare in tempesta.. perché alla fine, ad addolcire il tutto, arriva la torta al cioccolato.
La mia roulette russa estrae del pesce grigliato (facile da prevedere, direte voi..) con contorno di olive e mini patate bollite. Devo aprire adesso una parentesi, perché non sono solito vantarmi delle mie conquiste di caccia (..) e pesca, ma in questo caso, dietro consiglio, vi faccio vedere il piatto che mi hanno portato:


Mentre sto mangiando, un cameriere canta “Non son degno di teee..” ed una signora al tavolo della festeggiata gli fa eco con “Non ti merito piùùù..”.
Lei è Silvia, portoghese di Setubal che ha vissuto a Pisa una decina d’anni a cavallo tra gli ’80 ed i ’90. Per le poche parole che rimangono a farci da barriera ci viene in soccorso Ricardo, con un passato al fronte tedesco, dietro le linee di una caffetteria di Guenzburg.


Forse che i miei otto anni in Germania siano serviti per giungere a quest’istante e poter comunicare con lui in tedesco? Non ne ho la certezza, ma non posso nemmeno escluderlo..
Un vecchio detto Azteco recita che a pancia piena si ragiona meglio, e perciò vista l’ora relativamente tarda convengo che per arrivare a Lisbona sia meglio riprendere l’autostrada.


Arrivo in città con la luce e trovo un parcheggio solo quando è ormai diventato buio. Una volta quindi risolta la cosa più importante passo ad occuparmi dei dettagli, come cercare un letto per la notte. Dopo una breve ricerca trovo un ostello lì vicino.
Poche ore più tardi, nella mia camera e pronto per la visita della città del mattino seguente ricevo il messaggio che cambierà il destino di questa mia prima visita alla capitale portoghese. È Catarina di Carcavelos, che lavorando a Lisbona si offre nel pomeriggio successivo di mostrarmi la città.

Verdade!

Ci vediamo alle due e un quarto, che sono due e un quarto solo per il mio orologio perché in Portogallo sono un’ora indietro. Non posso farci niente, sono gusti!

Parliamo in italiano perché ha vissuto qualche tempo in Svizzera presso una famiglia dove la signora parlava in italiano e mi dice che il suo lavoro consiste nel tenere workshop su alimentazione e yoga in tutto il Portogallo e che negli ultimi due mesi ha vissuto in California. Mentre mi racconta tutte queste cose si infila al volo dentro un risciò in stile Indiana Jones e questo permette effettivamente di adeguare il poco tempo a disposizione all’infinità di cose da vedere.

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(Non vi ho messo foto di tram. Quelle le trovate su Google.)

In serata  ci salutiamo e ci diamo appuntamento per l’indomani. Il programma è di andarla a prendere per andare assieme a Cabo da Roca ed a Sintra.

Se storicamente Finisterre veniva considerata la fine del mondo, il punto più occidentale dell’Europa continentale è in realtà Cabo da Roca. È quindi un’emozione indescrivibile raggiungerla in Panda, arrivare cioè in quel punto..

“onde a terra se acaba.. e o mar começa..”.

Verdade!

 

2 risposte a "Verdade!"

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